"finalmente il voto" - mio fumetto tratto da un racconto di Asimov

Il racconto di Asimov si chiama "Oggi si vota" ed è compreso nella raccolta "Sogni di robot". Il fumettoè è preceduto da un articolo introduttivo (di seguito qui riportato) che ne amplia le possibilità di comprensione per la complessità del tema sottostante. Questo è l'articolo

Siamo tutti In attesa di scoprire se il futuro dei sistemi elettorali mondiali, fagocitato dall’impero del digitale, porterà davvero alla ribalta la figura dell’elettore hacker che già oggi qualcuno paventa. Intendo uno scenario globale dove provetti hackers russi si diletteranno ad insediare alla Casa bianca qualcuno più impresentabile del campione in carica Donald Trump; e per converso i colleghi americani cercheranno di rispondere insediando qualcuno di altrettanto più molesto del dilettante Vladimir Putin, in una riedizione futuribile dell’antica e già quasi rimpianta guerra fredda.

Nell’attesa di tutto ciò cercherò di rasserenare i lettori esplorando invece uno scenario singolare concepito dalla narrativa di fantascienza di Isaac Asimov, impareggiabile inventore di mondi. E’ noto che la fantascienza nel trattare scenari futuribili non tende certo a rasserenare il lettore del suo tempo, ma la realtà ha dimostrato più volte di saper fare molto peggio di quanto la fantasia letteraria possa concepire, e quindi col sorriso possiamo trattare l’argomento, non privo peraltro di riflessioni di una certa profondità. Non voleva rasserenare nessuno Isaac Asimov quando ha scritto il racconto “Oggi si vota”. E’ il 1955 quando il racconto appare nella raccolta “Sogni di robot”. Immaginava Asimov un futuro (già passato però, sarebbe il 2008) nel quale fosse possibile estrarre l’esito del voto popolare in un attimo, senza possibilità di errore e senza consultare il popolo nella sua totalità. Vediamo come. Quello che lui si immagina è un metodo scientifico per distillare la volontà del popolo, o meglio della sua maggioranza, evitando i costi e le lungaggini delle operazioni elettorali tradizionali. Il metodo in questione è diretto da un’intelligenza artificiale. Oggi penseremo subito alla manipolazione possibile da parte di hackers, ma quella di Asimov era già allora al riparo da questo rischio. Era un’intelligenza artificiale così evoluta da non temere manipolazioni da parte umana, anzi, da far temere piuttosto di avere lei il controllo di un’umanità non più in grado di stare al passo della sua creatura.

Vediamo cosa spinge l’umanità a superare e lasciarsi alla spalle definitivamente i tradizionali sistemi di voto. Innanzitutto la stanchezza avvertita per sistemi elettorali dove la volontà popolare prende forma solo al termine di una filiera interminabile che come oggi inizia con le campagne elettorali, lunghe e costose, e passa poi per la non meno costosa mungitura della volontà individuale di milioni di elettori nella cabina elettorale, e la conta finale di tutti i voti e gli strascichi di polemiche che ogni volta, bene o male, si porta dietro. Si dirà: “a che pro tutto questo sproloquio?” se questo è il sistema migliore che abbiamo? ma Asimov un sistema migliore –migliore è da vedere però- lo trova, in un lontano futuro naturalmente dove è più facile sperimentarlo. Nei racconti di Asimov lo strapotere evolutivo dell’intelligenza artificiale è rappresentata dal supercomputer “Multivac”, ricorrente in molte sue storie che gli appassionati del genere ben conoscono. Due parole sul Multivac. E’ un computer che alberga in un luogo del sottosuolo sconosciuto per essere al riparo da attentati e le sue dimensioni sono grandi come quelle di una città, a riprova del fatto che la letteratura di fantascienza, pur anticipando molti aspetti del mondo a venire, non ha intuito affatto l’avvento delle nanotecnologie, ovvero il massimo della potenza nel minimo spazio. E aggiungo per inciso -con una certa amarezza- non ha intuito neppure l’avvento della telefonia cellulare come se non fosse possibile, o peggio, preoccupante, ma non è questo il tema e non mi disperdo oltre. Il Multivac è un fagocitatore e rielaboratore di dati. Incomincia a studiare lo svolgimento delle tornate elettorali. Incamera dati, alla faccia della privacy, su ogni elettore, anche i dati personali apparentemente più insignificanti. Incamera dati sul candidato che ogni elettore ha votato, mettendo in relazione gli uni e l’altro, e poi gli uni tra loro.

E così fa ogni volta che ha luogo un’elezione politica, finché finalmente sforna il suo geniale capolavoro. Un identikit preventivo, chiamiamolo così, dell’elettore che esprimerà un voto destinato a rivelarsi maggioritario nella conta finale. Cioè un elettore che ha delle caratteristiche che lo accomunano a tutti gli altri elettori che esprimeranno la stessa scelta nelle elezioni prossime venture.

Gli esseri umani non sono in grado, e non solo in questo campo, di stare dietro a quello che hanno prodotto, non comprendono come possa il Multivac arrivare ad elaborare questa figura astratta di “elettore vincente”, chiamiamolo così, e allora altra possibilità non ha che di verificare sperimentalmente se questa figura risponde alla realtà o è campata in aria. Così nelle successive elezioni che continuano a svolgersi con i metodi tradizionali si sperimenta la verità delle previsioni del Multivac. Si fa la verifica su coloro che hanno votato il vincitore e si verifica se corrispondono al profilo del “grande elettore” tracciato del .Multivac. La risposta è che il Multivac non sbaglia, le sue previsioni si rivelano di un’esattezza stupefacente. Dopo sufficienti conferme il passo successivo è breve. Si cancellano le urne, si cancellano le operazioni di voto e di conta dei voti, perché basta individuare un solo cittadino scelto dal Multivac prima di ogni elezione, un cittadino che il Multivac tiene segreto fino a pochi minuti dal voto, e questo prescelto esprimerà il voto per tutto il paese, con la certezza che il suo responso sarà senza possibilità di errore quello della maggioranza dei votanti.

Detto questo si aprono delle riflessioni molto suggestive. Parlo in primo luogo del rapporto tra l’individuo e la moltitudine. Se ci caliamo per gioco nello scenario di Asimov, e in particolare nella figura del prescelto elettore, sarebbe facile, e la tentazione è forte, prendersi gioco delle presuntuose previsioni del Multivac. Basterebbe che io, per riscattare il valore dell’individuo rispetto alla massa alla quale sono iscritto, decidessi con un colpo di testa finale di votare tirando una monetina. Come potrebbe il Multivac sapere prima la direzione che prende un voto scaturito dal lancio di una monetina? Non potrebbe, questo è chiaro, ma il Multivac non meno di Asimov è ingegnoso e ci ha pensato. Il giorno del voto, quando il prescelto (nel racconto si chiama Norman Muller) deve dare al paese il nome del candidato vincitore, il Multivac non gli fornisce una scheda elettorale, non gli sottopone la lista dei candidati, piuttosto sottopone all’elettore unico un test con domande banalissime, tipo “cosa pensa del costo del caffè” (testualmente riportato) e così via. Domande che l’individuo non può consapevolmente usare per indirizzare la risposta verso un candidato specifico. Questo perché l’individuo evidentemente è affetto da quella malattia, ingovernabile anche per il Multivac, che si chiama libero arbitrio. Il grande elettore non è chiamato a dare voce all’individuo che è in lui e al suo libero arbitrio, è chiamato a dare voce alla moltitudine che è in lui e che lo possiede come un demone. Questa è l’idea veramente geniale sottintesa al breve racconto di Asimov. L’individuo è imprevedibile, ma la massa è prevedibile. Qualcosa che ricorda la legge dei grandi numeri secondo la quale non posso prevedere se il lancio di una monetina darà testa o croce, ma posso prevedere con certezza già oggi, senza tema di smentita, che più aumenta il numero dei tiri più il risultato globale si approssimerà alle percentuali di 50% per le due opzioni. Il futuro dell’umanità negli scenari fantascientifici di Asimov si gioca sempre sulle previsioni di massa, e non sul potere dell’individuo di cambiare la storia. Non è questo il luogo per indagare e approfondire le implicazioni di quella disciplina, detta “psicostoria”, che Asimov inventa e mette al centro della celeberrima saga delle “Fondazioni”. Dirò solo che la psicostoria -come più volte si legge nelle sue stesse parole – è una disciplina che prevede il corso che prenderà la storia della galassia, senza temere in alcun modo il potenziale che ha il singolo individuo di cambiare questo corso. In questo racconto che sto presentando Asimov rimane fedelmente dentro questo tracciato che guida le sue narrazioni. La massa è composta di individui, certamente, ma quando prende forma, ecco che la volontà del singolo scompare. La volontà collettiva è indagabile per vie che scavalcano il libero arbitrio del singolo individuo. Il singolo è uno strumento utile solo a rivelarla in modo inconsapevole, come nel nostro racconto. Cioè l’individuo è parte di quella massa, ha in se il DNA dei suoi comportamenti condivisi, e questi comportamenti emergeranno sempre anche quando il singolo decidesse per spirito di ribellione o per altri motivi di essere una scheggia impazzita, una voce fuori dal coro. Le schegge impazzite non preoccupano il risultato complessivo e non ne alterano il risultato, la voce del coro è sempre soverchiante. E il Multivac ha capito che la massa umana è indagabile, riducibile a previsione, scavalcando la consultazione delle volubili, e anche un po' fastidiose, individulità. Il grande elettore potrebbe anche scoprire il giorno del voto che il voto da lui espresso non è quello che lui avrebbe voluto dare in quell’occasione, ma come detto non è lui che sta votando, è la maggioranza che è in lui. Un idea che può apparire di un pessimismo cosmico sulle possibilità che ogni individuo più o meno coltiva nel suo intimo di contribuire con la sua volontà al destino della collettività. Eppure se nessuno, neppure il Multivac nel suo delirio di onnipotenza, tocca il libero arbitrio dell’individuo, che riamane libero di fare individualmente quello che vuole, o crede di volere, non ha forse tutta la libertà che gli serve? Forse sì, forse no, ma non è compito di queste righe dare una risposta, solo domande. E dite che è poco?

 

 

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